Metodo Educativo

Accenni sul nostro metodo educativo

La Cooperativa sociale Polis nel tempo ha costruito un programma educativo e metodologico che basa le proprie fondamenta su diversi aspetti e che collabora a stretto contatto con alcune Associazioni sportive di Fano tramite le quali vuole avvicinare i ragazzi allo sport.

Mission

Tramite lo sport si vuole far passare messaggi educativi forti, importanti quali il rispetto delle regole, del compagno, dell’avversario, dell’arbitro per valorizzare il bambino sia nella propria individualità che nella sua capacità di lavorare in gruppo. Si vuole poi far conoscere valori quali la collaborazione, la cooperazione, il sostegno, fare assaporare il gusto del risultato ottenuto con sacrificio, la difficoltà del prefiggersi e raggiungere un obiettivo al fine di aumentare la propria autostima, incrementare le capacità d’ascolto e di dialogo, sviluppare abilità tattiche. Infine sappiamo che lo sport ha anche un importante ruolo nella salute della persona permettendo di toccare argomenti vitali quali l’alimentazione, lo stile di vita sano, il senso civico.

Il periodo estivo è ideale per conoscere da vicino tutti gli sport presenti sul territorio, anche quelli meno praticati, per poter decidere meglio poi a Settembre l’attività sportiva più adatta al singolo bambino. E l’estate è anche il periodo in cui aprono tutti i vari centri estivi sportivi Jump.

Nuovo approccio

 

Tramite attività laboratoriali intendiamo sviluppare potenzialità creative, affinare la sensibilità estetica ed artistica, l’estro, lo spirito d’iniziativa, valorizzare il bambino sia nella propria individualità che nella sua capacità di lavorare in gruppo, stimolare la collaborazione, il rispetto reciproco, rafforzare la fiducia nelle proprie capacità, sviluppare la fantasia, la manualità, stimolare la capacità di portare a termine un lavoro pratico. Ma ancora di più ci piace sensibilizzare i ragazzi alla consapevolezza riguardo al fatto che l’ambiente naturale in cui viviamo è la nostra ricchezza e quindi sollecitare una coscienza collettiva di rispetto per l’ambiente circostante, insegniamo l’importanza del riciclo, mettiamo in pratica un’attenta raccolta differenziata presso ogni sede dei centri estivi sportivi Jump. Intendiamo trasmettere il valore del cibo in tavola invitando ogni singolo bambino ad assaggiare tutto, a non sprecare o giocare col cibo ed infine nel tempo abbiamo stretto rapporti di collaborazione con la Caritas locale per la redistribuzione giornaliera del cibo avanzato integro a famiglie bisognose. Da anni educhiamo al rispetto per gli animali domestici e non, tramite giornate dedicate ed organizzate con la collaborazione e partecipazione di associazioni cinofile locali. Abbiamo inserito nella programmazione anche attività musicale per sensibilizzare il bambino alla melodia, al ritmo, al canto, all’utilizzo di uno strumento musicale

Ogni giorno infine è in programma l’attività di aiuto compiti con il quale si vuole dare sostegno al bambino per lo svolgimento dei compiti delle vacanze così da non gravare maggiormente nelle altre ore della giornata direttamente sui genitori o su figure specializzate che comportano un costo per la famiglia.

Educazione, dal latino ex-ducere, ovvero tirare fuori. L’educazione principalmente aiuta i nostri ragazzi a tirare fuori quello che hanno dentro. Il progetto educativo si avvale dell’innovativo ed efficace sistema dell’ “Apprendere facendo”, una strategia vincente che promuove l’importanza dell’apprendimento attraverso il “fare”, e della ricerca autonoma della soluzione.

Apprendere facendo nel senso che il miglior apprendimento avviene quando si fa e cioè quando si prova a fare. Nel giocare è insito il coinvolgimento del corpo e delle emozioni. Tutto l’apprendimento è colorato e influenzato dalle dinamiche emotive. Quando il bambino gioca va incontro a novità e quindi a nuove percezioni. Quindi quando parliamo di apprendimento non possiamo esimerci dal coinvolgere le emozioni.

Vista questa premessa diventa fondamentale per insegnanti e genitori proporre dei modelli educativi improntati sul fare. Ad esempio ci sono diversi modi di proporre un’attività ludica o un nuovo gioco. L’adulto può scegliere di preparare il gioco, di spiegare ogni minimo particolare, di predisporre tutta l’attività evitando successive preoccupazioni al bambino. Oppure può scegliere di dare delle indicazioni generali, delle regole molto semplici e precise e fornire semplicemente il materiale per giocare. In questa seconda proposta il bambino deve rispettare pochi e semplici parametri (spazio, tempo, regole sociali…) e può iniziare a fare. E’ chiaro che questo tipo di apprendimento crea dei problemi, ma se i nostri bambini hanno iniziato a giocare così da piccoli ciò provocherà quel livello equilibrato di frustrazione che gli permetterà di produrre un adeguato livello di energia per superare la difficoltà e soprattutto trovare motivazioni per superare i successivi ostacoli che arriveranno. Un modello e metodo educativo straordinario che permette nello stesso tempo la possibilità della scoperta, della libera iniziativa, e dove le emozioni diventano protagoniste. Il bambino e le sue emozioni diventano protagoniste del gioco e lui diventa l’artefice di tutto quello che succede. Dovrà pagare il prezzo di alcuni fallimenti, ma questo fa parte di tutta la strategia metodologica intenta a fornire al bambino strumenti operativi fondamentali quali l’autosufficienza, autocontrollo e capacità di gestione delle emozioni. Inoltre imparerà gradualmente a relazionarsi con il nuovo e con la scoperta. I bambini imparano a conoscere le loro risposte emotive e imparano a modularle a seconda del contesto. Il gioco e di conseguenza l’apprendimento basato su prove ed errori e sulla libera sperimentazione permette il contatto con nuove percezioni ed emozioni in maniera graduale. Questo diventa un esercizio utilissimo nell’imparare a modulare le proprie risposte emotive

Il maestro educatore è colui che aiuta il bambino a crescere e a muovere i primi passi nel mondo; lo aiuta ad uscire dall’ambiente della famiglia e lo guida in questo viaggio meraviglioso alla scoperta di percezioni, sensazioni ed emozioni. Il maestro educatore PROPONE delle vie da seguire, e il bambino sceglie. Noi educatori siamo i personaggi secondari ed i protagonisti sono i bambini. Attenzione però, il bambino protagonista non è da intendersi però regista dell’attività.

Nel dire che l’educatore è il personaggio secondario intendiamo che deve conoscere e saper scegliere quali sono i momenti per entrare in scena e definire alcune cose intervenendo in tempi brevi e con atteggiamenti determinanti. Praticare un gioco, svolgere un’attività comporta sempre per il bambino il rispetto di regole (sportive e sociali), l’organizzazione e la valutazione degli spazi e delle cose e anche il superamento di ostacoli e difficoltà. La presenza e il rispetto di questi aspetti comunque consiste in un compito per il bambino. Effettuare degli esercizi e rispettare dei parametri provoca inevitabilmente nel bambino il sorgere di alcune frustrazioni, in quanto viene messo di fronte a delle scelte e a dei fallimenti. Per i bambini è facile e anche bello conoscere che ci sono degli ostacoli da superare, degli “scalini” da salire, dei problemi da risolvere e dei principi da rispettare. Le difficoltà, le scelte e i conseguenti stati di insicurezza, frustrazione e delusione fanno parte della storia dell’uomo e della vita che incontreranno. L’educatore lasci spesso il bambino solo con la difficoltà, gli detti dei principi, lo faccia spesso scontrare con le regole, gli faccia conoscere sempre la differenza dei ruoli e lo metta ancora spesso di fronte agli altri.

La ricerca e la curiosità sono gioia e fantasia, perché il bambino ama provare e costruire! E’ gioia e fantasia anche superare le difficoltà e risolvere i problemi : è importante che il bambino abbia sempre e comunque delle difficoltà davanti da risolvere e con la psicomotricità, l’attività sportiva il bambino può allenarsi a tollerare e superare le complessità e i fallimenti che inevitabilmente incontrerà quando si troverà a superare gli ostacoli. L’allenamento all’insuccesso prevede che quantitativi di frustrazione piccoli comincino ad arrivare molto presto, in maniera graduale e con il sostegno dell’adulto. Il gioco stesso, quello spontaneo dei bambini ed il gioco sportivo, prevede livelli salutari di frustrazione.

Un giusto livello di frustrazione produce energia psichica, e cioè attiva un quantitativo di energia che permette all’individuo di poter compiere delle nuove azioni e di andare verso le difficoltà. L’energia psichica in quantità equilibrata produce aggressività in quantità equilibrata fondamentale per lo sviluppo. L’aggressività non è altro quell’energia che permette all’individuo di andare verso il problema, verso la difficoltà, verso l’ostacolo. Aggressività ha la radice etimologica nel latino e cioè ad (verso) gradi (camminare). Quindi il termine aggressività ha un valore positivo, indica la possibilità di affrontare il problema.

L’educatore da le coordinate principali e le regole indiscutibili in base alle quali l’attività-gioco-sport può svolgersi. Su questo deve essere intransigente e portatore di una certa autorevolezza! L’educatore amico di giochi, mantiene il ruolo di leader, perché gestisce i tempi, gli spazi, risolve i conflitti che possono nascere tra i bambini e che hanno bisogno del suo intervento. Per i bambini, un educatore di questo tipo sarà positivamente avvolto da un’aurea carismatica, stimabile e affascinante che spande sicurezza. I bambini devono chiamare l’educatore per nome, e se questo avviene significa che c’è veramente sana atmosfera nel gruppo.

L’educatore, sia nella fase di programmazione, sia nella fase di attuazione, deve quindi vedere le situazioni e i contesti dal punto di vista del bambino (empatia)! Deve poter comprendere (dal latino cum “insieme” + prehendere “prendere”) la dimensione e i vissuti del bambino, riconoscere ed interpretare le sue emozioni. Valorizzarlo per quello che fa, rispettare i suoi bisogni di essere amato, di divertirsi, di apprendere e di socializzare. L’educatore abbraccia i bambini, li fa sentire unici, amati e importanti!

Al termine di ogni lezione l’educatore deve domandarsi: ” che cosa ho appreso oggi io insegnante dai bambini?” Questa è la fase dell’INSEGNANTE/INSEGNATO, nonché la crescita personale e professionale. I bambini durante l’attività ci trasmettono innumerevoli emozioni, informazioni, i loro atteggiamenti, i loro modi di muoversi, i loro sguardi e inoltre le loro frasi apparentemente insensate non devono passare senza aggiungere qualcosa di più al “bagaglio” che l’educatore porterà alle prossime lezioni.

Il sostegno educativo si esplica principalmente in tre modi: un’adeguata comunicazione, la fiducia, e l’empatia. Sulla Comunicazione i nostri insegnanti frequentano aggiornamenti e convegni specifici perché l’argomento è vastissimo e di grande importanza e delicatezza. Comunque al centro vi è la comunicazione adulto bambino che si basa sul concetto fondamentale di rinforzo positivo. Privilegiamo una comunicazione individualizzata e momenti di ascolto individuale. Con fiducia si intende una serie di aspetti diversi che vanno verso un concetto fondamentale: il nostro bambino può strutturare un solido ed equilibrato concetto di autoefficacia, quando noi adulti, genitori ed insegnanti riteniamo che lui possa essere autoefficacie. La fiducia sta in tanti gesti come gli sguardi, il contatto delle mani, poche parole. Essere educatore obbliga di prendersi la responsabilità di essere preoccupati e spesso la giusta fiducia prevede una giusta preoccupazione.

Empatia significa vedere le cose dal punto di vista dell’altro (bambino), quindi entrare nel suo “pathos” (empatia: in-pathos), nell’emozione del bambino. Significa tante cose, come anche abbassarsi fisicamente al suo livello nella comunicazione, scendere alla sua altezza, ascoltarlo riuscendo a guardarlo negli occhi. Significa inoltre cercare di capire che cosa starà pensando, come starà vivendo una situazione, che emozioni starà provando……

FILOSOFIA DEL GRUPPO

La filosofia del gruppo insegnanti passa l’idea che l’obiettivo più importante per l’educatore è venire premiati con un sorriso. Inoltre la necessità di possedere l’abilità di saper affrontare le sfide con il talento e la passione di chi crede che ci sia sempre un modo migliore per fare le cose. Siamo consapevoli del fatto che abbiamo una responsabilità enorme perché stiamo formando e facendo fare esperienze indimenticabili a tanti bambini. Questo comporta inevitabilmente un atteggiamento positivo, sorridente, sereno e felice dell’insegnante tanto da riflettersi sui bambini.

Non si trovano scuse o alibi perché questa modalità è vietata nel nostro gruppo. Gli insegnanti sono stimolati ad essere attenti, concentrati, a prendersi le responsabilità del gruppo, ad essere sempre in formazione, a mettersi di continuo in discussione. Vogliamo infondere la cultura del miglioramento assiduo, la necessità di padroneggiare buone competenze relazionali, la libertà di poter pescare dalla propria creatività, il piacere di stupire, e l’amore per l’eccellenza. Lo staff insegnante segue rigidi protocolli per quanto riguarda la sicurezza dei bambini, l’uscita al mare, l’uscita in piscina, l’utilizzo dello scuolabus, l’orario di uscita dei bambini, l’utilizzo del materiale sportivo, la gestione di un litigio, la gestione di un infortunio, il rispetto del programma.

 

Metodologie di lavoro per lo Staff Educativo della Cooperativa Polis

 

La metodologia adottata pone chiaramente al centro il bambino con le sue caratteristiche ed esigenze. Il nostro staff di insegnanti lavora insieme da diversi anni, sotto una formazione continua e moderna e incentrata su delle problematiche che caratterizzano l’età dello sviluppo nella nostra epoca.

C’è una grossa emergenza sociale!!! I bambini non giocano più per la strada. Il traffico, la cementificazione, gli orari scolastici prolungati hanno tolto la possibilità ai nostri figli di formarsi e sperimentarsi con il gioco libero, quello che tutti noi abbiamo potuto mettere in atto nelle nostre vie, nei nostri parchi e campetti. Rimanendo molte ore a scuola e passando tanto tempo davanti al computer o alla televisione i bambini non si muovono più e perdono occasioni fondamentali di crescita. L’apprendimento degli schemi motori di base (strisciare, rotolare, saltare, arrampicarsi) risultano fondamentali per il futuro sviluppo delle capacità motorie del fanciullo e anche del suo sviluppo psicologico e affettivo. Inoltre la mancanza di movimento aumenta in maniera esponenziale i problemi di obesità infantile. Per tali motivi la nostra metodologia pone l’accento su due pilastri fondamentali. L’aspetto motorio, quindi il movimento, la conoscenza del proprio corpo, l’avviamento alla pratica sportiva e l’aspetto della sfera emotiva. Questi due cardini della proposta metodologica viaggiano di pari passo in quanto lavorare con il movimento significa coinvolgere le emozioni. Le emozioni si vivono nel corpo e solo coinvolgendo il corpo con attività ludiche possiamo permettere la conoscenza dei propri vissuti e strutturare poi la relazione con l’Altro. Tutto questo approccio non è improvvisato, ma costruito su un processo metodologico ben preciso teso a mettere appunto al centro il vissuto del bambino.

Attraverso giochi e attività motorie sportive guidate dall’educatore si cerca di creare degli stimoli per l’apprendimento di diverse abilità. In primo luogo quelle motorie e coordinative specifiche, in secondo luogo le abilità relazionali e di comunicazione, infine le capacità di conoscere e controllare i propri vissuti e le proprie emozioni.

Tutte le esercitazioni sono accompagnate da momenti di valutazione da parte anche degli allievi stessi che sono stimolati a descrivere e commentare le proprie sensazioni e i comportamenti del gruppo. Inoltre l’attività risulta di interesse per l’educatore stesso che può trarne valutazioni personali sul suo operare con il gruppo e sulle varie personalità dei suoi allievi. L’emergenza sociale di cui si parla riguarda anche i bambini della materna, anzi è proprio in questa età che occorre educare i bambini ad uno stile di vita attivo, dinamico, salutare…

Quindi la proposta è valida anche per tutti i centri estivi, anche per i MINI JUMP (ovvero i centri dedicati ai bambini dai 3 ai 6 anni) con piccole modifiche nell’attuazione dei giochi e delle attività sportive in base all’età dei bambini. Ogni attività naturalmente sarà strutturata in maniera adeguata all’età dei bambini. Anche qui con un programma ricco si vuole dare più strumenti possibili ai ragazzi, si vuole trasmettere il piacere e la voglia di divertirsi in compagnia, il desiderio di allontanarsi dalla noia, dalla pigrizia, dalla sedentarietà che sappiamo essere nemici pericolosi dei nostri ragazzi, inoltre si riducono i rischi di scontri e litigi tra i ragazzi e migliora la possibilità di tutelare e controllare i bambini da parte degli educatori. Questa metodologia garantisce l’unitarietà del progetto educativo.

INTEGRAZIONE POSSIBILE

Per quanto riguarda l’attività con i ragazzi con disabilità, dopo la valutazione della cartella medica del singolo, verrà fatta una valutazione ed impostato un lavoro individualizzato (PEI Piano Educativo Individualizzato). Partendo da una assodata collaborazione con i Servizi Sociali territoriali, i ragazzi con disabilità vengono inseriti nei regolari gruppi in cui i ragazzi sono suddivisi e, insieme al suo educatore di riferimento si programma l’attività in modo da integrarli nella maniera più naturale e semplice nel gruppo dei coetanei. Tutto il progetto educativo sarà caratterizzato dall’integrazione con gli altri bambini. Le linee guida generali dell’intervento prevedono un progetto formativo e un metodo innovativo che consiste nel vedere il gruppo nel suo insieme e quindi composto da tanti individui ognuno diverso dall’altro con le proprie caratteristiche, i propri punti di forza e punti deboli. I giochi sono pensati e proposti in base all’età degli allievi: ai bambini vengono proposti giochi semplici e facili da ricordare, ai ragazzi giochi competitivi ed esplorativi, ai più grandi giochi basati sulla risoluzione di problemi. Questo anche ai bambini con disabilità (se valutato possibile). Proporre esercizi motori combinati a stimoli cognitivi in quanto, oltre ad allenare il corpo, allenano anche il cervello della persona sotto il profilo psicofisico e sociale e danno risposte legate non solo al mantenimento della salute, ma anche ad altri temi, quali: solitudine, autostima, miglioramento delle abilità cognitive, isolamento e integrazione nel tessuto sociale.

Altro aspetto fondamentale è il tentativo di fare uscire dal ghetto-casa, con accessi a momenti di riabilitazione e socializzazione in “spazi” esterni alle mura domestiche. Inoltre si conosce l’importanza del poter dare respiro ai famigliari e con questo viene da se una buona comunicazione con la famiglia del ragazzo diversamente abile. Sulla programmazione infatti si vuole coinvolgere direttamente i famigliari dei ragazzi (se gradiscono naturalmente essere coinvolti) e si vuole programmare un incontro per verificare insieme l’andamento del centro estivo, i commenti dei ragazzi, i riscontri delle famiglie.

L’educatore svolge in questo senso un ruolo fondamentale: deve essere disponibile e avere la sensibilità per capire cosa desidera il singolo soggetto, ascoltandolo innanzitutto ed ascoltando anche i famigliari spesso stanchi perché carichi di una situazione troppo pesante. A questo riguardo la formazione riveste un’importanza fondamentale: l’educatore deve essere formato alla comunicazione. Non deve proporsi come protagonista ma rendere protagonisti i propri “allievi”, essere sensibile ed avere molta pazienza, aspettarsi anche dei rapporti di poca confidenza ed accettarli con serenità.

Lo sport non è soltanto una palla che va da una parte all’altra della rete, oppure una serie di azioni automatizzate, ma anche e soprattutto tutto l’intreccio di emozioni che ne stanno dietro!

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