Sociale


Nel lavoro con i miei pazienti ritengo di primaria importanza creare delle possibilità extra-cliniche perché le potenzialità e i risultati terapeutici possono veramente diventare esponenziali se poi i soggetti hanno anche la possibilità di sperimentarsi nel mondo esterno. Da anni, personalmente e con il team operante nelle nostre attività, abbiamo sempre pensato che il lavoro agricolo e quindi il lavorare la terra fosse una “attività terapeutica” tre le più efficaci nel tentativo di soluzione delle problematiche dei più svantaggiati, soprattutto quando il disagio è psichico. 
Il nostro progetto è  quello di disporre di terreni dedicati alla produzione di prodotti (che poi in qualche modo vengano anche messi a disposizione o in vendita a terzi) tramite il coinvolgimento di soggetti con disagio psichico lieve o moderato. 
L'attività sarebbe seguita da tutor, che sarebbero i vecchi contadini “in pensione”, che porterebbero a questi soggetti tutta la loro esperienza e soprattutto le qualità che mi permetto di definire terapeutiche, che purtroppo oggi giorno sono sempre più rare, qualsiasi contesto si esplori. E’ tradizione che un contadino non andrà mai in “pensione” nel senso che non perderà mai il legame con la madre terra, ma dando una possibilità ulteriore all’ “orto per anziani”, vorremmo coinvolgerli in un progetto di così alto valore anche morale. Abbiamo parlato di questo a diversi contadini della nostra zona e sono a dir poco entusiasti. Questo sarebbe veramente un occasione grande per loro, e cioè trovare sensazioni positive nell’essere ancora utili nel tramandare le loro tradizioni e credo che sarebbe una possibilità terapeutica eccezionale per i soggetti con disagio psicologico ritrovare il contatto con la madre terra.
Per quanto riguarda la progettazione specifica pensiamo al coinvolgimento di 8 o più soggetti con disagio psicologico, affiancati almeno da altrettanti tutor che insegneranno a “lavorare la terra” e nello stesso tempo permetteranno un’autonomia a tali soggetti così da farli sentire i veri artefici del prodotto che produrranno. Parte dei prodotti andrebbero per il consumo personale ai soggetti con disagio, perché anche questo aspetto qui è terapeutico, e cioè la possibilità di nutrirsi di quello che viene prodotto. E’ chiaro che poi la produzione specifica viene in secondo luogo, ma abbiamo intenzione appena quantità e qualità ce lo permetteranno, di metter in commercio il prodotto in sede apposita. Ciò diventerebbe il punto vendita dei prodotti della Cooperativa Sociale Polis prodotti da soggetti svantaggiati.

Sono stati già presi dei contatti a riguardo ed è evidente che tutta la programmazione e anche la selezione dei soggetti avverrà in concertazione con i Servizi Sociali del Comune di Fano. 
Il vantaggio ulteriore per l’Amministrazione e per la cittadinanza è anche quello che tutto ciò non avrebbe costo, in quanto la Cooperativa farebbe tutto ciò senza bisogno di introiti e per ultimo il Comune non dovrebbe intervenire con  investimenti economici, perché contiamo che i soggetti sarebbero ampiamente gratificati dall’utilizzo commestibile dei prodotti e magari gratificati economicamente dai piccoli introiti dei prodotti venduti.

Sammy Marcantognini